Il principio della Cassazione: conta l'abitualità, non l'importo
Chi vende su Vinted, eBay o piattaforme simili spesso si sente al riparo perché «sono oggetti miei» o perché «non guadagno così tanto». La Corte di Cassazione ha però chiarito con una sentenza recente che questi argomenti non reggono di fronte al fisco.
Il caso riguardava una persona che aveva venduto 1.600 paia di scarpe nell'arco di due anni. L'interessato sosteneva di essere un privato che vendeva roba propria. Il giudice ha risposto che, indipendentemente da questa narrazione, la sua attività configurava un'impresa commerciale esercitata senza partita IVA.
«Non conta quanto guadagni, conta l'abitualità. Chi acquista per rivendere, gestisce spedizioni sistematicamente e opera con continuità è un imprenditore agli occhi della legge, anche se non ha aperto una partita IVA.»
Le tre spie che trasformano un hobby in un'impresa
Come capire se le tue vendite online sono fiscalmente un hobby o un'attività d'impresa? Ci sono tre elementi rivelatori:
- Compri per rivendere: acquisti merce a un prezzo per poi rivenderla a uno superiore, sistematicamente
- Spedisci con continuità: gestisci spedizioni quotidiane o quasi, come se fossi un negozio online
- Hai trasformato il tuo spazio in un magazzino: le quantità di merce che gestisci vanno ben oltre i normali oggetti di uso personale
Se ricorri in uno solo di questi schemi, sei già in zona grigia. Se li soddisfi tutti e tre, il fisco ha ottimi argomenti per contestarti l'esercizio abusivo di attività d'impresa.
Dal 2024: le piattaforme segnalano il tuo nome al Fisco
La situazione è diventata ancora più concreta con l'entrata in vigore della DAC7, la direttiva europea recepita in Italia che obbliga le piattaforme digitali — Vinted, eBay, Amazon, Airbnb, e molte altre — a comunicare all'Agenzia delle Entrate i dati dei venditori che superano determinate soglie.
Le soglie sono relativamente basse: 30 vendite in un anno oppure 2.000 euro di incassi. Chi le supera finisce automaticamente nel database del fisco. Non significa una multa automatica, ma significa che sei «nel radar»: hai attirato l'attenzione e potresti essere oggetto di un accertamento.
Chi non ha nulla da temere
La norma non riguarda chi vende occasionalmente oggetti di uso personale. Se hai venduto un paio di jeans che non ti entrano più, il servizio di piatti della nonna o i libri delle superiori, non hai alcun problema. Il fisco non ha interesse a inseguire chi realizza poche centinaia di euro l'anno da oggetti propri.
Il problema sorge quando l'attività assume carattere sistematico e commerciale, anche se formalmente «privata».
Cosa fare se sei in una zona grigia
Se ti rendi conto di essere in una situazione ambigua, la soluzione più semplice è aprire una partita IVA (eventualmente con il regime forfettario, che è molto conveniente per chi parte con ricavi bassi) e regolarizzare la propria posizione. Il costo di non farlo — sanzioni, interessi, recupero delle imposte evase — è di gran lunga superiore a quello di mettersi in regola.